La lettura degli altri titoli che compongono la Top Ten compilata da Nielsen SoundScan, la società che effettua le rilevazioni di mercato, riserva conferme e sorprese. Alle spalle della band di Thom Yorke, in una fascia compresa tra le 15 mila e le 10 mila copie vendute, si piazzano i Beatles di “Abbey road”, i Guns N’ Roses del recentissimo “Chinese democracy”, gli inattesi B-52’s di “Funplex” e poi ancora i Portishead di “Third”, i Neutral Milk Hotel di “Aeroplane over the sea”, i Pink Floyd di “The dark side of the moon” e i Fleet Foxes del primo, omonimo album: un mix, come si vede, di vecchio e nuovo, di classico e di alternativo. Completano i magnifici dieci, con vendite inferiori alle 10 mila copie, i Metallica di “Death magnetic” e un altro album dei Radiohead, “OK computer”.
Il risveglio di interesse nei confronti del vinile, che anche in Italia si tocca con mano, resta tuttavia un fenomeno assolutamente marginale e di nicchia rispetto ai numeri complessivi del mercato: 1,88 milioni di copie complessivamente vendute negli Usa equivalgono ad appena lo 0,01 % del totale, a dispetto di un incremento dell’89 % rispetto all’anno precedente. E le 26 mila copie di “In rainbows”, fa notare il settimanale californiano LA Weekly, ammontano a meno dei biglietti venduti dai Radiohead in due serate all’Hollywood Bowl. Gli incassi generati dagli album in vinile, conclude il giornalista Randall Roberts, “sono forse sufficienti a pagare i pasticcini consumati durante i marketing meeting settimanali negli uffici della Capitol”.













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